Champions League, Shakhtar Donetsk-Inter 0-0: Inzaghi non si sblocca in Europa

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De Zerbi come il suo predecessore Luis Castro, ferma l’Inter. E lo Shakhtar, aspettando il…

De Zerbi come il suo predecessore Luis Castro, ferma l’Inter. E lo Shakhtar, aspettando il verdetto del girone a dicembre, si ripropone come bestia nera della squadra che le rifilò una manita nella semifinale di Europa League tredici mesi fa. «Abbiamo fatto una buona partita: è vero che l’Inter ha avuto molte occasioni, ma ce ne sono state anche per noi», il pensiero dell’allenatore bresciano in coda a un pareggio che complica la qualificazione a Inzaghi. A proposito di inconvenienti, l’infortunio di Traore scombina subito i piani di De Zerbi. Che però non rinuncia a gioco e iniziative, anche di fronte ai campioni d’Italia. Lo Shakhtar procede a petto in fuori, come impongono i diktat del tecnico reduce da tre anni di calcio stiloso e combattivo. Il terzo 0-0 consecutivo contro l’Inter, stavolta ha la firma di De Zerbi. Così nerazzurri e Shakhtar Donetsk mantengono gli stessi punti nel girone. «Confermo quanto già detto: l’Inter è più forte dell’anno scorso», dice ancora nel post-partita. «L’ho vista diversa, rispetto a quella del campionato e questo è merito nostro. Poi la mia mentalità è quella di affrontare ogni squadra in maniera aggressiva. Ci sono ancora a disposizione punti per fare tutto».

Un punto in due partite: per i nerazzurri di Inzaghi una partenza lenta in Champions League, come nelle due stagioni contiane

Terzo 0-0 consecutivo con lo Shakhtar: traversa   di Barella, Dzeko si mangia un gol fatto, Pyatov   fa miracoli. Ma anche De Zerbi ha avuto le sue chance

C ’ è qualcosa di mancante in questi primi passi dell’Inter in Champions League ed è fin troppo evidente che si tratti del gol. Come con il Real Madrid in casa, anche a Kiev, la casa dello Shakhtar Donetsk in esilio dal Donbass, la squadra di Simone Inzaghi crea molto, più degli avversari – che non tirano mai nello specchio della porta pur essendo pericolosi in diversi frangenti -, centra una traversa che ancora vibra con Barella nel primo tempo e nel finale arriva a un Pyatov dalla vittoria con Correa, subentrato a un Dzeko più efficace come difensore (!), e con De Vrij in sortita offensiva su calcio d’angolo. Il trentasettenne monumento ucraino, con due tuffi olimpici, impedisce all’Inter di passare e la costringe al terzo zero a zero consecutivo con lo Shakhtar dopo i due contiani del 2020 che costarono la qualificazione agli ottavi di Champions e pure la perdita dello scivolo in Europa League. Malgrado i segnali positivi, come l’atteggiamento complessivo e la mancanza di paura, questo risultato non giova certamente al cammino nerazzurro che ora appare, per il terzo anno consecutivo, in salita.

La prestazione non è stata negativa, in generale più di un giocatore è stato in partita, però una mancanza evidente in zona gol ha condizionato il punteggio: Dzeko e Lautaro Martinez non sono riusciti a sfruttare le opportunità avute, almeno una enorme a testa. Rimane lo stesso retrogusto amarognolo della partita con il Real Madrid. E la stessa morale: in Europa non si possono perdere troppe occasioni, a differenza di quello che succede nel campionato italiano. Con l’Atalanta, l’Inter ha rischiato di perdere, poi ha rimesso a posto il risultato e ha avuto pure un rigore (fallito) per completare la rimonta sulla banda Gasperini. Ora resta, nuovamente, con un risultato che poteva e doveva essere diverso. La morale europea è sempre quella, sia che giochi con le squadre blasonate, con quelle esperte come questa o con quelle che di esperienza ne hanno poca: chiudi le partite quando puoi, come puoi, sbaglia il meno possibile.
Certo, esistono anche gli avversari, come diceva il mitico “Petisso” Pesaola. Lo Shakhtar di De Zerbi ha una sua circolarità, i suoi giocatori sanno essere pericolosi, sono abili nel palleggio. Hanno costruito le loro occasioni, ma meno definite di quelle interiste, come dicevamo. La migliore con Pedrinho, stoppato dal monumentale Skriniar di Kiev, un difensore insormontabile. Sono state meno nette di quelle interiste, però ci sono state. E c’è stata anche una sfida giocata alla pari, senza una squadra che si ergesse a dominare, anche perché, con due allenatori italiani l’un contro l’altro armati di sapienza tattica, superarsi non è stato facile.
La partita è stata molto compressa, a immagine e somiglianza delle due squadre che si sono concesse pochissimi spazi. Questi, piuttosto se li sono conquistati con la bravura individuale, con fiammate, o approfittando degli errori e delle mancanze altrui. Solomon scheggia il palo, Barella centra in pieno la traversa, Dzeko si oppone da difensore a Patrick, ma non riesce a tornare attaccante quando ha una ghiotta occasione, grazie a una palla vagante in area. Insomma, non c’è rinuncia a imporre il proprio gioco e la propria forza, ma c’è molta attenzione, un evidente gioco delle parti e quindi la difficoltà a superarsi.
Questo avviene. Non c’è un vincitore ed è l’Inter ad avere il maggiore rimpianto per il risultato. Perché la Champions diventa, per il quarto anno di fila, una strada piena di buche e di insidie. Qui a Kiev, contro la Dinamo, nel 2009, l’Inter di José Mourinho si lanciò verso il trionfo di Madrid sul Bayern Monaco e la conclusione del Triplete. Ora, quella di Inzaghi non trova lo stesso slancio e dovrà, fin dal prossimo incontro, dare una svolta alla sua stagione europea. Cominciando col recuperare il gol (formato esportazione) perduto.

fonte:corieredellosport

Fonte : PositanoNews.it