Positano e Palinuro a confronto, presentato uno studio all’ università di Napoli

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Positano e Palinuro a confronto, presentato uno studio all’ università di Napoli , in esclusiva…

Positano e Palinuro a confronto, presentato uno studio all’ università di Napoli , in esclusiva ne parla Positanonews , prima testata giornalistica della Costa d’ Amalfi e Sorrento nelle aree turistiche più importanti della Campania . Il  Terzo manuale universitario del Prof. Aldo D’Elia per i tipi di CEDAM, Padova 2021, 400 pp. Con focus sul Cilento e  Costiera Amalfitana è stato presentato oggi all’Università Suor orsola Benincasa di Napoli.

 

L’autore
Aldo D’Elia, docente di Management del turismo nella Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e Senior Financial Advisor per gli investimenti nel settore del turismo, (già Presidente dell’Azienda del Turismo di Napoli), aveva già pubblicato in precedenza per il gruppo Rcs e per Il Sole 24 Ore interessanti contributi riguardanti le tendenze del business del turismo in riferimento sia alle imprese che alle destinazioni; In particolare l’autore indaga i complessi mutamenti strutturali che ne segnano i cicli. Infatti, partendo dal processo di globalizzazione oramai consolidatosi nella maggior parte del Paese, il momento attuale vede la transizione alla “new economy del turismo”, aprendo di fatto l’era del digital tourism 4.0, che pertanto chiude definitivamente “l’era del fordismo delle vacanze”(o turismo di massa) e i suoi modelli di business che oramai persistono solo in alcuni casi marginali. Nella fase attuale il play role è nelle mani dei giants come Airbnb, Booking ecc. definite “le Amazon del turismo”e con le quali le pmi devono fare i conti.

Geografia della digitalizzazione
Se per il 90% il processo di globalizzazione si è consolidato in tutte le aree del Paese interessate, per la transizione al turismo 4.0 si osserva una geografia della digitalizzazione disomogenea sia per territori sia per livelli (dal 2.0 a salire) in ordine alla scarsa tendenza delle pmi a investire in innovazione, ne consegue che più dell’80% di esse delega la funzione del digital marketing alle multinazionali del web tourism, nonostante le elevate fee da corrispondere a esse, in pratica, dalle “commisioni” dovute ai tour operator dagli hotels durante tutta la golden age del turismo di massa si è passati senza interruzione alle royalties dovute ai giants dei portali della intermediazione. Al riguardo, si pensi che per un hotel di dimensioni medio elevate tale onere può rappresentare fino a un quinto dei costi totali. Per tale ragione è del tutto evidente la presenza di un gap strutturale ancora irrisolto nel mondo delle pmi del turismo.

Sottoutilizzo delle aree territoriali
Altra criticità prevalente risulta poi essere il sottoutilizzo di molte aree territoriali, le quali benché dotate di rilevanti risorse fanno registrare risultati poco apprezzabili rispetto ad altre realtà meno attraenti e tra queste trova posto anche la Campania, che malgrado il dato storico consolidato che la vede superare le 20 milioni di presenze sul suo territorio, risulta solo alla settima posizione nel ranking delle regioni, nonostante la presenza di 10 siti Unesco, ma alla testa di quelle meridionali. Per comprendere le ragioni di questa perdita di efficienza, nel testo sono stati analizzati i dati storici delle 2 destinazioni principali di Cilento e Costiera Amalfitana (Palinuro e Positano). Quello che emerge lungo la curva del ciclo di vita del prodotto turistico è un marcato calo di presenze a partire dagli anni ottanta, peraltro lamentato da diverse parti e che riguarda anche il capoluogo regionale.

Le case history

 

Ciclo di vita delle località Positano e Palinuro 1960 – 1990.

Positano e Palinuro a confronto turismo libro università Napoli

 

Positano, fine anni Ottanta, Paolo Guzzanti (1989) inviato de “la Repubblica” è al lavoro per fotografare la decadenza di un posto “mitico e mitologico”, ridotto a “un brandello di mito tra piante di plastica” (era il titolo dell’articolo dell’anno precedente), stesso giornale, stessa spiaggia, ma che per il 1989 puntò sul nome grosso: doveva rendere giustizia al suo segmento di pubblico intellettuale che di fatto aveva subito la “cacciata dal paradiso”; così il reportage titolava seraficamente: “Un borgo inaccessibile praticamente inglese”, dove si raccontavano origini meno pretenziose della più consolidata isola blù: (…) “Capri aveva già conosciuto le sue principesse russe con i giaguari al guinzaglio” (…), “Positano tra le due guerre non era ancora quasi nulla: un borgo irraggiungibile, assetato, povero, altero, sconosciuto” etc.

L’età dell’oro arriva negli anni Sessanta con le star del cinema, (De Sica & c.) e con l’alta borghesia internazionale prima e poi anche italiana, (romana e milanese per la precisione), poi la moda Positano, e il meglio di Napoli, (Posillipo e Chiaia): fu così per un paio di decenni scarsi, ma poi… l’incantesimo si interrompe e allora, ancora Paolo Guzzanti: (…) “Sbarca un po’ di tutto, coppie inglesi, famigliole romane sovrappeso tutt’altro che taciturne, giovanotti locali che lavorano nei lussuosi hotels del posto, e molto altro”. In mare: “Dietro di noi una bava di scia, a prora cassette galleggianti della frutta, lordume schiumoso, qualche pesce morto, plastica gialla, e sul blu abissale schiume madrepore (…); e ancora: “motoscafi manovrati da gente tarchiata, vociante, armata di “ruoti di parmigiana”, sanno tanto di mezzi da sbarco di contrabbandieri, ma sono barche di cafoni e malavitosi”. Una Positano / Hong Kong che parla il “napolenglesh”, che accoglie “molti più turisti di quanti ne può contenere e che ha autorizzato mega discoteche a cielo aperto”. Segue l’inevitabile fuga dell’elite di un tempo e un lento declino del grande pubblico a scapito di escursionisti che per lunghi anni la affolleranno giorno e notte e dopo la lunga attesa, l’agognata ripresa puntellata dal caro prezzi, una sorta di selezione naturale del cliente.

 

Palinuro, fine anni Novanta: stesso copione, dieci anni dopo. Ma solo perché il Cilento è partito un po’ più tardi della Costiera Amalfitana: infatti è degli anni Sessanta il leggendario allunaggio del leader (e creatore) della formula villaggio “Club Med”, il quale si accorge del borgo di pescatori raggiungibile con difficoltà via terra e vi allestisce uno dei club più prestigiosi dell’epoca. Venti, trenta anni dopo, nessun inviato: Palinuro ha conosciuto “solo” la classe media di Napoli e Salerno, senza il clamore di Positano. È un giudice aggregato della Corte Costituzionale (Paolo Carbone) a prendere carta e penna per scrivere una significativa lettera a “Il Mattino” (1998): “La perla si è involgarita. Case, villette, botteghe, pannacciari, bar e ancora case in affitto ovunque, e strani globetrotter di fine settimana aventi quale obiettivo assordanti discoteche. (…) Il club ha chiuso. L’economia affanna. La qualità della vita è peggiorata fino alla mancata erogazione dell’acqua alla vigilia di ferragosto. Gli alberghi hanno vita difficile tanto che alcuni di essi hanno dovuto riconvertirsi in residence. Pochi i ristoranti di buon livello, il porto è in disarmo in quanto manca di attrezzature essenziali. L’offerta turistica si esaurisce con la gita alle grotte, il borgo ha perduto il suo aspetto pittoresco: il cemento ha soffocato il centro storico. Sulle colline circostanti il verde ha ceduto il passo a brutti alveari umani. Caos edilizio con case mezze finite e mezze no, si costruisce sulle spiagge, nel sottosuolo, sui tetti.” (…). Segue di fatto una inevitabile quanto lunghissima crisi strisciante di lungo periodoi: la curva disegnata da Butler ha imboccato una direzione diversa rispetto a Positano, un prezzo che la località del Cilento paga ancora oggi, in attesa di un nuovo assetto e una nuova identità che tarda ad arrivare.

 

Gli ultimi dati disponibili fino al momento pre Covid ci dicono che il gap è stato ampiamente recuperato per la Costiera Amalfitana e in parte anche per il Cilento che annovera 339 hotel con oltre 25.000 posti letto e 3,7 milioni di presenze, con un tasso di occupazione calcolato su 6 mesi di apertura delle strutture ricettive  dell’80%, mentre la Costiera Amalfitana fa registrare 2,2 miloni di presenze distribuite in 160 hotel con un tasso di occupazione che sfiora il 90%, calcolato su 8 mesi di apertura; tuttavia, le tariffe medie praticate risultano più elevate (mediamente quasi del doppio) in Costiera Amalfitana, il che equivale a dire che nel Cilento il ROI (Return on investment) è la metà di quello dell’altro polo salernitano ovvero che per ogni euro investito nel turismo abbiamo un ritorno di 2 euro a Positano, mentre per ottenere lo stesso risultato (1 euro di utile) bisogna investirne 2 a Palinuro il che riflette il rapporto di redditività economica in termini di risorse, know how, organizzazione e accessibilità tra le due destinazioni. Va da se che la somma delle performance complessiva (attività dirette e indotto) delle due macroaree salernitane pesa per il 40% in termini di presenze e di fatturato dell’intero movimento turistico regionale che è pari a circa 4 miliardi di euro.

 

Infatti, analizzando la curva di lungo periodo delle presenze delle 2 località, troviamo una marcata flessione di entrambe, ma a distanza di 10 anni: un lasso temporale che corrisponde ai diversi start delle due destinazioni e al raggiungimento del momento (momentum) di massima espansione che precede il declino, con una sorte successiva diseguale per le 2 perle campane come si evince dalla figura sottostante e dalle cronache dell’epoca riporate nei box e tratte da autorevoli fonti giornalistiche di respiro nazionale.

 

Cover Cedam 4

Fonte : PositanoNews.it